quarta-feira, 16 de julho de 2008
Nao tem nada a ver com o direito "Jus Sanguinis", mas diz respeito ao reconhecimento da cidadania italiana
Foram aproximadamente 40 mil as pràticas de pedido de cidadania italiana examinadas durante 2007 pela Direçao Central pelos Direitos Civis, Cidadania e Minorias.
Os pedidos apresentados aumentaram em 50% com respeito ao mesmo perìodo do ano precedente. E’ o que revela a diretora Perla Stancari.
Segundo os dados fornecidos ontem pelo Viminale, sao 38.466 as pessoas que em 2007 obtiveram o passaporte italiano, enquanto em 2006 foram 35.766. Destes, 31.609 conseguiram a cidadania por matrimonio e os demais 6.857 por naturalizaçao (claro, depois de ter completado os 10 anos de residencia em territòrio italiano).
No que diz respeito a nacionalidade dos requerentes, de 2006 para 2007, nao houve alteraçoes. Entre os oito primieros: Marrocos (3.850), Romenia (3.509), Albania (2.605), Argentina (2.410), Brasil (1.928), Ucrania (1.389), Cuba (1.355), Polonia (1.255).
Sao 246.213 estrangeiros que de 1980 a 31 de dezembro de 2007 adquiriram a cidadania italiana.
Positivo, para o Viminale, o resultado alcançado, em termos de organizaçao pelas estrturas responsàveis pelo procedimento, graças também aos recentes melhoramentos na informatizaçao do serviço (site reestruturado, central telefonica, e-mail sò para o assunto), que permitiram duplicar as pràticas, diminuindo os tempos de espera.
Fonte: http://www.agenziaaise.it/gestionedb/03-News.asp?Web=Giorno&Modo=12&IDArc=60350
Poderiam fazer o mesmo em terras tupiniquim
O juiz federal argentino Norberto Oyarbide, que investiga um caso envolvendo jogadores do país que estariam falsificando passaportes europeus para jogar no futebol italiano, prometeu "surpresas" ao divulgar dados da investigação.
"Quando vocês virem este material, vão se surpreender bastante. Se preciso, os jogadores citados terão de prestar depoimento", comentou Oyarbide, lembrando que nenhum nome se tornou público até agora.
Na semana passada, 40 pessoas acabaram detidas em Buenos Aires como parte da investigação, que incluiu mais de 100 buscas em escritórios, clubes e até residências.
Com base em escutas telefônicas, o juiz garantiu que há cerca de 700 trâmites iniciados na Itália com dados totalmente falsos, todos com o objetivo de obter a cidadania italiana e, posteriormente, o passaporte.
O caso surgiu de uma denúncia do consulado da Itália na Argentina. Segundo fontes judiciais citadas pela imprensa argentina, o esquema envolve cerca de 30 milhões de pesos (seis milhões de euros) pela venda de documentos.
Ainda segundo estas fontes, já foram detidas 40 pessoas, entre advogados, contadores e empresários acusados de fazer parte de uma rede de falsificadores de documentos italianos criada desde que a União Européia definiu as cotas para jogadores estrangeiros nos clubes dos países-membros, em 1995.
Os crimes de falsificação de documento público e formação de quadrilha têm penas que vão de um a seis anos e de três a dez anos, respectivamente.
O advogado do consulado da Itália, Sergio Barzola, disse que alguns sabiam que os procedimentos eram ilegais, mas evitou comentar se as pessoas em questão eram mesmo jogadores de futebol.
Fonte: http://www.clicabrasilia.com.br/portal/noticia.php?IdNoticia=63779
sábado, 5 de julho de 2008
I cognomi della famiglia/Os sobrenomes da famìlia
Bene, come sono in Italia niente più giusto che scrivere in italiano sul mio blog.
Oggi lascerò qui i significati dei cognomi italiani che ho scoperto finora e fanno parte del mio albero genealogico.
Ho attenuto le informazioni sul sito (http://www.cognomiitaliani.org/) e devo ringraziare i signori Stefano e Vezzelli per le preziose spiegazioni.
Mais abaixo deixo o significado dos sobrenomes em português.
I cognomi:
Guaita: Dovrebbe essere di origini mantovane. Esistono tracce comunque di un'importante famiglia Guaita nel comasco, vicino a Menaggio. Non è da escludere un' origine spagnola, visto che in spagnolo guaita (guardia) potrebbe benissimo essere all'origine di soprannomi legati alla funzione di guardiano, ma anche nella lingua dei longobardi il vocabolo guaita significava guardia, sentinella, pertanto è da ritenersi più probabile, data la zona di origine, una discendenza longobarda. Questo cognome lombardo deriva dal nome personale Guaitus, dalla voce ‘guaita’ «guardia della città». La –w germanica si è quasi sempre trasformata in italiano nel nesso –gu, basti pensare all’italiano ‘guerra’ che risale al germanico ‘werra’ (inglese ‘war’) o al verbo ‘guardare’ dal germanico *wardon. Pertanto anche ‘guaita’ risale a un ‘wit’ antico alto tedesco che significava ‘ampio, lontano’ (tedesco moderno agg. weit = lontano, sost. Weite = lontananza). Il significato è conseguente: chi fa la guardia deve guardare lontano.
Fritegotto: Assolutamente rarissimo. Sembrerebbe di origine veneta. Il cognome potrebbe nascere da un ipocoristico dialettale del nome Federico, di antica origine germanica. La forma Fritegotto, in effetti, potrebbe riflettere una variante di Fedrigotto (l'italiano Federicotto), tenendo presente che Fedrigotti è un cognome più diffuso di Fritegotto (soprattutto in Trentino Alto Adige). In conclusione, dunque, si tratterebbe della cognominizzazione del nome personale del capostipite.
Raro cognome lombardo e veneto di origine germanica. Oltre a Fedrigotti, che presuppone un Fedrigotto, si potrebbe pensare al nome germanico Fridegoz, attestato in Förstemann 533, composto da frithu = pace + Gaut/Gautz che era l’epiteto di Odino e la denominazione della tribù dei Goti. Quanto al passaggio d > t, esso è dovuto alla seconda rotazione consonantica. (Zweite deutsche Lautverschiebung).
Manfrin: E’ veneto. Dovrebbe derivare dal nome medioevale Manfrinus di cui abbiamo un esempio in quest'atto dell'anno 1494 a Milano: “Georginus filius quondam Symonini sindicus per instrumentum, qui ellegit pro suo communi dominum Gabardum pro Biandrono Antonium Luchinum consul sindicus ut dixit per instrumentum, qui pro ipso communi ellegit dominum Gabardum pro Bregano Manfrinus filius quondam Togni”. In rari casi potrebbe derivare da modificazioni dialettali del nome medioevale di origine germanica Manfredi.
Faedda: Tipicamente sardo. Dovrebbe derivare da un soprannome originato dal vocabolo sardo faeddu (parola) di qualcuno che parlava troppo o che era molto bravo con le parole.
Marastoni: È registrato dall’Olivieri fra i cognomi della Venezia Euganea, come derivante dal toponimo ‘Lamarstón’ trevigiano, che è il tedesco ‘Hammerstein’.
Segantini: Ha un ceppo a Legnago, Bosco Sant'Anna nel veronese ed uno nell'aretino a Castiglion Fiorentino, Arezzo e Cortona con un ceppo anche a Roma ed Aprilia, nel latinense. Probabilmente frutto dell'emigrazione forzata di manovalanza veneta in occasione della bonifica pontina. Dovrebbe derivare dal mestiere di segantinus (operaio specializzato nel compito di segare il legno, sia per farne legnada ardere sia tavole gregge per falegnameria), probabilmente svolto dal capostipite, ma il termine ha generato anche, in epoca medioevale, il nome Segantinus, di cui abbiamo menzione ad esempio in un atto del 1358 a Firenze: "Nomina vero dictorum consiliariorum sunt hec: «Segantinus, Hubertus condam Adatti, et Biliottus condam Acerbi, et Canbius condam Amannati, et Guntinus condam Gualandi, et Bonafede condam Spinelli, et Salvuccius filius Benincase, et Finuccius filius Rosticci, et Bandinuccius filius Abizi".
Montagnoli: Deriva dal soprannome o nome medievale Montagnolo, che, letteralmente, significa proprio 'montanaro, proveniente dalla montagna'. In alternativa, però, non è esclusa una derivazione dalla toponomastica nazionale e, in particolar modo, da uno dei tanti toponimi contenenti la radice 'montagna' - ad es. dalla località di Montagnola, frazione di Novate Mezzola, in provincia di Sondrio.
Pavesi: E’ tipico della Lombardia sud occidentale. Dovrebbe derivare dal toponimo Pavia.
Rosina: Deriva da un diminutivo del nome medievale Rosa, che, letteralmente, allude proprio all'omonimo fiore (in riferimento alla sua simbologia).Più improbabile, invece, una derivazione dalla toponomastica nazionale e, in particolar modo, da uno dei tanti toponimi contenenti la radice 'rosa' - esiste anche una frazione di Chitignano dal nome Rosina, in provincia di Arezzo.
Zanelli: E’ comune in Lombardia ed Emilia e Romagna. Deriva da Zane o Zanne, una variazione dell'aferesi del nome Gianni. Traccia di questo cognome la troviamo alla fine del 1500 a Cornale (BG) con il console Zanello de Zanelli e a Salò (BS,) dove in una denuncia scritta dello stato di famiglia di un liutaio alla Repubblica Veneta si può leggere: "Some una de formento, quarte trei fava, vino bono zerle sette, olio pesi doi. Item ho un credito col Signor Conte Ernestor Martinengo da Zanello de L. 52 per causa de tanti instrumenti da sonar".
Battistella: L'origine del cognome è legato, direttamente o tramite ipocoristici più o meno dialettali, al vocabolo tardo latino baptista (colui che battezza) che potrebbe essere stato usato come soprannome, ma in molti casi si rifà al culto di San Giovanni Battista; non è trascurabile, ma sicuramente secondaria, una derivazione legata all'uso di chiamare il cameriere con questo nome.
Secchi: Sembrerebbe avere più ceppi, in Lombardia ed Emilia, nel genovese ed in Sardegna. integrazioni fornite da Giacomo Ganza - Villa di Tirano (SO). Potrebbe derivare dall'aggettivo sec ( vedi dizionario bergamasco) di Antonio Tiraboschi, questa parola riferita a una persona ne sottolinea la magrezza. A Villa (BG) Sec lo si trova come soprannome di due famiglie. Integrazioni fornite da Alberto Sechi.Il ramo sardo può essere originato dalla Liguria. Secchi a Genova nel 1199 sono tra i firmatari del giuramento di fedeltà dei Marchesi Malaspina, poi feudatari in Sardegna, dove il cognome è attestato già nei Condaghi (registri degli atti dei conventi, sec. XI-XII) con le diverse grafie Seke, Secke, Sechie, Sekke, poi più tardi Seche, Sechi, Secchi e Sequi (con grafia spagnola). Attualmente diffuse entrambe le varianti.
Strinasacchi: Ormai quasi scomparso, è specifico del mantovano. Dovrebbe derivare da un soprannome, originato dal termine arcaico strinare (bruciacchiare), anche forse dovuto all'operazione di strinare la peluria superficiale caratteristica dei sacchi confezionati con filati rustici e grezzi. Personaggi di rilievo del 1700 sono state Regina e Teresa Strinasacchi di Ostiglia nel mantovano. Violinista la prima, cui Wolfgang Amadeus Mozart dedicò una Sonata in si bemolle maggiore per violino e pianoforte, e cantante la seconda. Entrambe di fama europea.
Prandini: E’ diffuso nel modenese, mantovano, veronese e bresciano con un ceppo probabilmente secondario nel milanese e lodigiano. Deriva dal nome medioevale Prandinus, di cui abbiamo un esempio in una pergamena milanese del 1196, dove si legge: "Signum + Prandini Pristinarii, Petrini Mulinarii de Pontecredario, testium. Iohannes Brozius notarius sacri palatii hanc cartam tradidi et scripsi". Tracce di queste cognomizzazioni le troviamo a Tarmassia (VR) nel 1500, nella registrazione di una visita pastorale alla locale chiesa di San Giorgio, dove leggiamo: "Die 10 octobris 1530 Invisit idem reverendissimus dominus ecclesiam, veterem nuncupatam, Sancti Georgii de Talmasia, ... ...praesentibus ad haec domino Hieronymo Guerino, domino Hieronymo Prandino et domino Iacobo eius filio ac aliis quampluribus testibus in dicta ecclesia ante altare maius".
Begotti: Sembra nascere da un ipocoristico del nome medievale Bego (con una variante in Beco), che, nell'onomastica arcaica, dovrebbe consistere in un'abbreviazione popolare del nome Domenico.
Mantovan: Ha un ceppo lombardo tra milanese, pavese e varesotto ed uno veneto tra rovigoto, padovano e veneziano. Dovrebbe derivare dall'etnico del toponimo Mantova o dalla sua versione dialettale.
Sperandio: E’ tipico veneto, con un possibile ceppo nel pesarese. Deriva da nomi augurali cristiani, in uso nei tempi antichi.
Sturaro: Potrebbe essere la variante veneta del cognome STORARI che ha alla base soprannomi e nomi di mestiere derivati da ‘stora’ e ‘storaro’ = “stuoia” e “stoiaio”, l’artigiano esperto nell’intrecciare stuoie, tessuti di giunchi, canne, paglia, sparto per tappeti, tendaggi, graticci.
Berlini: Potrebbe derivare o dalla Berlino tedesca - la capitale della Germania - o da un'apocope del nome medievale Berlinghieri/Berlingieri, d'antica origine germanica. Non escluderei che Berlini possa anche nascere da una variante di Bellini, che, a sua volta, trae origine dall'omonimo nome di persona.
Fiori: In tutto il centro nord e la Sardegna. Deriva o dal cognomen latino Florens, dal nomen Florius, dal medioevale Fiore o anche dai molti toponimi o nomi di contrada contenenti la radice fiore come San Giovanni in Fiore, Santa Maria del Fiore o simili. Dell'uso di questo nome abbiamo un esempio a Cividale nel 1409: "Florius foroiuliensis de liberis de ciuidato austrie aquilegensis diocesis, quondam domini benedicti progenitus". Così tradotto in volgare: “De mille quatrocento e noue a di . X . de lo mese de febraro fo principiada de mi Fior furlano de i liberi de Ciuidal".
Iori: Dovrebbero avere più zone d'origine. Una è il trentino, l’altra è l'area che comprende il mantovano, il reggiano e il modenese ed una il frosinate con la provincia di Roma. Dovrebbe discendere dal nome medioevale Iorio (Giorgio). Può anche derivare da aferesi del cognomen latino Nobilior o Contumelior. In qualche caso non è da escludere un'origine dal toponimo Maiori (SA) con aferesi dell'indicatore di provenienza. Più difficile, ma da non escludersi, una derivazione, soprattutto al nord, dal nome Basco Ioritz.
Em português:
Guaita: Deveria ser de origens mantovanas. Ainda existem traços de uma importante famìlia Guaita na regiao da cidade de Como, pròximo a Menaggio. Nao é de excluir uma origem espanhola, visto que em espanhol Guaita (guardia) poderia apontar a caracterìsticas ligadas a funçao de guardiao. Mas também na lìngua dos lombardos (longobardi) o vocàbulo Guaita significava guarda e sentinela. Portanto, é para se ter mais em conta, pela zona de origem, uma descendencia longobarda. Este sobrenome lombardo deriva do nome pessoal “Guaitus”, da voz guaita ‘guarda da cidade’. A origem é germanica e vem do vocàbulo Weite. O W alemao quase sempre se transforma, em italiano, no nexo GU. Basta pensar na palavra GUerra em italiano que no alemao é Werra e no verbo olhar do alemao Wardon. Portanto Guaita também descende de um Wit, antigo alto alemao que significava “amplo, longe”. No alemao moderno significa: distancia. E o significado é consequente: quem faz a guarda precisa olhar longe.
Fritegotto: Obsolutamente rarìssimo. Parece ser de origem veneta. Poderia ter nascido do diminutivo dialetal do nome pròprio Federico, de antiga origem alema. A forma Fritegotto, de fato, poderia refletir uma variante de Fedrigotto (o italiano Federicotto), tendo em conta que Fedrigotti é um sobrenome mais difuso que Fritegotto, sobretudo no Trentino Alto Adige. Em conclusao, seria a transformaçao do nome do patriarca em sobrenome.
Raro sobrenome lombardo e veneto de origem germanica. Poderia se pensar no nome alemao Fridegoz, atestado em Förstemann 533, composto por frithu = paz + Gaut/Gautz que era o elemento lexical de Odino e a denominaçao da tribo dos Gòticos. Quanto a passagem d>t, isso acontece devido a segunda rotaçao consonantal. (Zweite deutsche Lautverschiebung).
Manfrin: E’ veneto. Derivaria do nome medieval Manfrinus do qual é encontrado um exemplo em uma ata de 1484 em Milao: “Georginus filius quondam Symonini sindicus per instrumentum, qui ellegit pro suo communi dominum Gabardum pro Biandrono Antonium Luchinum consul sindicus ut dixit per instrumentum, qui pro ipso communi ellegit dominum Gabardum pro Bregano Manfrinus filius quondam Togni”. Em casos raros derivaria de modificaçoes dialetais do nome medieval de origem alema Manfredi.
Faedda: Tipicamente sardo. Derivaria de uma caracterìstica originada do vocàbulo sardo faeddu (palavra). Alguém que falava demais ou que era muito bom com as palavras.
Marastoni: Està registrado por Olivieri entre os sobrenomes da Venezia Euganea, como derivante da cidade de ‘Lamarstón’ trevigiano, que é o alemao ‘Hammerstein’.
Segantini: Existe um tronco em Legnago, Bosco Sant’Anna no veronese e um no aretino em Castiglion Fiorentino, Arezzo e Cortona com um tronco também em Roma e Aprilla, no latinense. Provavelmente fruto da imigraçao forçada de mao de obra veneta por maiores bonificaçoes para trabalhos com a utilizaçao da madeira. Derivaria do trabalho de Segantinus (operàrio especializado no traballho de cortar a lenha. Seja para fogo e marcenarias), provalmente desenvolvido no lugar que se deu o orgiem da famìlia. Mas o termo também gerou, em época medieval, o nome Segantinus o qual é encontado em uma ata de 1358 em Firenze: "Nomina vero dictorum consiliariorum sunt hec: «Segantinus, Hubertus condam Adatti, et Biliottus condam Acerbi, et Canbius condam Amannati, et Guntinus condam Gualandi, et Bonafede condam Spinelli, et Salvuccius filius Benincase, et Finuccius filius Rosticci, et Bandinuccius filius Abizi".
Montagnoli: Deriva do apelido ou do nome medieval Montagnolo, que, literalmente, significa mesmo ‘montanaro, proveniente da montanha’. Porém, em alternativa, nao se pode excluir uma derivaçao de localidade italiana e, de modo particular, de um de tantos lugares que tem a raìz ‘montagna’. Por exemplo Montagnola, fraçao de Novate Mezzola, na provìncia de Sondrio.
Pavesi: E’ tìpico da Lombardia sul ocidental. Derivaria da cidade de Pavia.
Rosina: Deriva de um diminutivo do nome medieval Rosa, que, literalmente, faz alusao ao homonimo flor (em referimento a sua simbologia). Mais improvàvel uma derivaçao da localidade italiana e, de modo particular, de um de tantos lugares que tem a raìz ‘rosa’. Existe também uma fraçao de Chitignano do nome Rosina, na provìncia de Arezzo.
Zanelli: E’ comum na Lombardia e Emilia-Romagna. Deriva de Zane ou Zanne, uma variaçao na diminuiçao dos sons do nome Gianni. Traço deste sobrenome é encontrado no final de 1500 em Cornale (BG) com o Consul Zanello de Zanelli e em Salò (BS), onde em uma denùncia escrita do estado de famìlia de um cordoeiro a Repùblica Veneta se pode ler: “Some una de formento, quarte trei fava, vino bono zerle sette, olio pesi doi. Item ho un credito col Signor Conte Ernestor Martinengo da Zanello de L. 52 per causa de tanti instrumenti da sonar".
Battistella: A origem do sobrenome é ligada, diretamente ou por meio de diversas formas mais ou menos dialetais, ao vocàbulo do latin baptista (aquele que batiza), que poderia ser usado como indicaçao de uma caracterìstica. Mas em muitos casos se refere ao culto de Sao Joao Battista. Nao è confirmada, mas seguramente secundària, uma derivaçao ligada ao uso de chamar o garçon com esse nome.
Secchi: Parece existir mais troncos. Na Lombardia, Emilia, no genovese e na Sardegna. Derivaria, de acordo com o dicionàrio bergamasco de Antonio Tirabaschi, do adjetivo sec, que indicaria a magreza de uma pessoa. O ramo sardo pode ter sido originado da Liguria. Secchi em Genova nel 1199 estao entre os que assinaram o juramento de fidelidade dos Marchesi Malaspina, depois donos de feudos na Sardegna, onde o sobrenome vem confirmado nos Condaghi (registros dos atos dos conventos. Sec. XI-XII) coma s diversas grafias: Seke, Secke, Sechie e Sekke. Mais tarde: Seche, Sechi, Secchi e Sequi (com grafia espanhola). Atualmente estoa difundidas todas as variantes.
Strinasacchi: A este ponto quase desapareceu. E’ especìfico do mantovano. Derivaria de um trabalho originado do termo arcaico strinare (queimar). Talvéz também devido a funçao de extrair a pele superficial, usadas nos sacos fabricados com fios rusticos e artesanais. Personagens de destaque de 1700 foram: Regina e Teresa Strinasacchi de Ostiglia no mantovano. A primeira, violinista, a quem Wolfgang Amadeus Mozart dedicou uma Sonata em si bemol maior para violino e piano. A segunda foi cantora. Ambas de fama europèia.
Prandini: E’ difundido no modenese, mantovano, veronese e bresciano com um tronco provavelmente secundàrio no nilanese e lodigiano. Deriva do nome medieval Prandinus o qual existe um exemplo de um pergaminho de Milao datado de 1196, onde se le: “Signum + Prandini Pristinarii, Petrini Mulinarii de Pontecredario, testium. Iohannes Brozius notarius sacri palatii hanc cartam tradidi et scripsi". Traços desta 'sobrenomezaçao' também é encontrada em Tarmassia (VR) em 1500, no registro de uma visita pastoral ao local Igreja de San Giorgio: “Die 10 octobris 1530 Invisit idem reverendissimus dominus ecclesiam, veterem nuncupatam, Sancti Georgii de Talmasia, ... ...praesentibus ad haec domino Hieronymo Guerino, domino Hieronymo Prandino et domino Iacobo eius filio ac aliis quampluribus testibus in dicta ecclesia ante altare maius".
Begotti: Parece nascer de uma dimuniçao do nome medieval Bego (com uma variante Beco) que, nas origens, consistiria na abreviaçao popular do nome Domenico.
Mantovan: Existe um tronco lombardo entre o milanese, pavese e varesotto. E um veneto entre o rovigotto, padovano e veneziano. Derivaria do pròprio nome de Mantova o de suas versoes dialetais.
Sperandio: E’ tìpico veneto, com um possìvel tronco no pesarese. Deriva de nomes cristaos profetizados, em uso em tempos antigos.
Sturaro: Poderia ser a varianete veneta do sobrenome STORARI, que tem na base apelidos e nomes de profissao vindos de ‘stora’ e ‘storaro’ = stuoia” e “stoiaio”, o artesao especialista no entrançar esteira, juncos, palha, tapetes.
Berlini: Poderia derivar ou da Berlin – capital da Alemanha – ou da diminuiçao dos sons dos nomes medievais Berlinghieri/Berlingieri, de antiga origem germanica. Nao se pode excluir que Berlini possa ter nascido de uma variante de Bellini, que, por sua vez, traz na origem o nome de pessoa.
Fiori: Em todo o norte e na Sardegna. Deriva do sobrenome latino Florens, do nome Florius, do medievali Fiore ou também de muitos nomes de lugares ou de pequenas regioes contendo a raìz Fiore, como: San Giovanni in Fiore, Santa Maria del Fiore ou semelhantes. Do uso deste nome temos um exemplo a Cividela em 1409: “Florius foroiuliensis de liberis de ciuidato austrie aquilegensis diocesis, quondam domini benedicti progenitus". Così tradotto in volgare: “De mille quatrocento e noue a di . X . de lo mese de febraro fo principiada de mi Fior furlano de i liberi de Ciuidal".
Iori: Poderia existir mais de uma zona de origem. Uma é o trentino. As outras sao o mantovano, reggiano, modenese e o frosinate com a provìncia de Roma. Descenderia do nome medieval Iorio (Giorgio) ou do inserimento do sobrenome latin Nobilior ou Contumelior. Em alguns casos nao é excluìdo uma origem da cidade Maiori (SA). Mais difìcil, mas nem por isso nao se pode negar, uma derivaçao, sobretudo no norte, do nome basco Ioritz.
E' questo.
Abbracci a tutti.
quarta-feira, 18 de junho de 2008
Brasil(e) em Trieste
Nao tenho novidades. Ainda estou esperando as benditas ‘Non Renuncia’ enviadas pelos Consulados de Curitiba e Sao Paulo.
Ontem, andando por Trieste, ouvi o Brasil. Sim, escutei uma mùsica brasileira, que pode ser considerada, a meu ver, como um Hino Nacional.
Saì do onibus perto da Estaçao e fui até a passagem subterranea para pedestres. Nos corredores, quase sempre, hà mendigos. Ontem, nao. Havia, sim, dois musicos. Um com Sax e outro com Violino.
Enquanto descia os degraus, eles estavam terminando de executar a mùsica do filme 'Cinema Paradiso' do Maestro Ennio Morricone. Por coincidencia ou qualquer outra força que voce acredite, quando os vi de frente começaram a tocar 'Aquerela do Brasil' de Ary Barroso.
Ah, que alegria! Os meus passos, acelerados, foram perdendo velocidade a cada nota musical. Parei, lògico, e acompanhei até fim. Quando finalizaram, disse em portugues mesmo: “Muito obrigado por trazerem um pouquinho do Brasil até aqui”. Eles sorriram surpresos, pois viram que eu era brasileiro.
Agradeci de novo, dessa vez em italiano, e fui embora contente por ter apreciado uma bela composiçao brasileira aqui em Trieste.
Aquarela do Brasil
Ary Barroso
Brasil!
Meu Brasil brasileiro
Meu mulato inzoneiro
Vou cantar-te nos meus versos
O Brasil, samba que dá
Bamboleio, que faz gingar
O Brasil, do meu amor
Terra de Nosso Senhor
Brasil! Prá mim! Pra mim, pra mim
Ah! abre a cortina do passado
Tira a mãe preta do cerrado
Bota o rei congo no congado
Brasil! Prá mim! Pra mim, pra mim
Deixa cantar de novo o trovador
A merencória luz da lua
Toda canção do meu amor
Quero ver a sá dona caminhando
Pelos salões arrastando
O seu vestido rendado
Brasil! Pra mim, pra mim, Brasil!
Brasil!
Terra boa e gostosa
Da morena sestrosa
De olhar indiferente
O Brasil, samba que dá
Bamboleio que faz gingar
O Brasil, do meu amor
Terra de Nosso Senhor
Brasil!, Pra mim, pra mim, pra mim
O esse coqueiro que dá coco
Onde eu amarro a minha rede
Nas noites claras de luar
Brasil!, Pra mim, pra mim, pra mim
Ah! e estas fontes murmurantes
Aonde eu mato a minha sede
E onde a lua vem brincar
Ah! esse Brasil lindo e trigueiro
É o meu Brasil brasileiro
Terra de samba e pandeiro
Brasil! Pra mim, pra mim! Brasil!
Brasil! Pra mim, Brasil!, Brasil!
Abbraccio a tutti.
terça-feira, 20 de maio de 2008
Em terras italianas
“Eccomi” com novidades e històrias para contar. Porém, antes de começar a escrever para valer, peço desculpas com relaçao a falta de alguns acentos. Os teclados da “vecchia bota” nao possuem o ‘tio’ e nem o circunflexo, o famoso chapeuzinho do vovo.
Bom, vamos là – Ah! E esqueçam o acento agudo no à, ì, ò e ù. Sò mesmo no é.
Como fiquei sem dizer para que cidade viria, é hora de falar. Estou morando em uma provìncia de Trieste, na regiao autonoma de Friuli-Venezia Giulia, nordeste italiano. Uma palavra para resumir o lugar: tranquilidade – nada de ‘trema’ também.
Aqui nao se escuta motores e businas de carros e motos, nao hà prédios e gente apressada. A trilha sonora fica por conta dos pàssaros – das espécies mais variadas –, que cantam de maneira harmonioza, regidos pela natureza e o pano de fundo para essa sinfonia e o verde das matas. As construçoes e as ruas do local nos levam a um passado, nao tao distante, onde era possìvel passear a qualquer hora, sem se preocupar em ser abordado por alguém mal intencionado, e as trancas nas portas servem mais para embelezà-las.
E’ um lugar de pessoas simples e de bem, que possuem um pedacinho de terra (na maioria das vezes perto das residencias) e cuidam dele com muito carinho. Agora mesmo, durante a produçao deste texto, escuto o barulho do ùnico motor que funciona na localidade: de um trator.
Sinceramente, acho que até o relògio, aqui, tem vontade de parar um pouquinho e apreciar as belezas naturais. Podem até dizer: “nossa, deve ser um tédio!”. E’ de um “tédio” desses que as pessoas necessitam para dar valor nas coisas simples da vida.
Na localidade onde estou em, mais ou menos, uma hora e meia de caminhada, voce ouvirà: “Doberdan”, que significa ‘Bom dia’ em Esloveno. Aliàs, as placas de sinalizaçao, propaganda, institucionais sempre estao em Esloveno e Italiano e a maioria dos moradores fala os dois idiomas. Eu, por enquanto, sò fico no “Doberdan”.
Apòs esse panorama, bem resumido, vou contar como foi minha viagem do Brasil até a Itàlia, como dei entrada no processo de reconhecimento da minha cidadania italiana no Comune e alguns outros fatos.
DEIXANDO A BELA E SANTA CATARINA...
Saì de Florianòpolis dia 13 de abril, domingo, pela manha, com destino ao aeroporto de Congonhas, Sao Paulo. Nunca tinha andado de aviao em minha vida e a primeira experiencia foi muito boa, apesar de, para mim, como sempre, utilizando outros meios de transporte, o espaço entre as poltronas ser pequeno. Do jeito que eu sentei, fiquei e orei para que o passageiro à minha frente nao abaixasse o encosto.
Foto tirada pela minha tia, Maria Aparecida, quando o aviao levantou voo em Floripa com destino a Sao Paulo:
Desci em Congonhas por volta das 11h20, peguei minhas malas e o onibus que faz o trajeto até Guarulhos. Feito o percurso, cheguei ao aeroporto internacional às 12h45. Coloquei minha bagagem em um carrinho e comecei a andar a procura do guiche da Swiss – empresa que me levaria a Zurique, Suìça, e, depois, até Milao.
O meu voo estava marcado para às 18h45 e pelo que notei os suìços operam poucos, pois o balcao para confirmar o embarque ou, como gostam de dizer, fazer o “check-in” ainda nao estava aberto. O que eu fiz? Iniciei a conjugaçao do verbo que mais mentalizei antes de vir para a Itàlia: o esperar. Procurei um lugar para me acomodar e esperei, até que là para às 15h30 confirmei meus dados, despachei minhas malas e peguei minhas passagens.
Fiquei mais tranquilo, porém faltavam mais de tres horas. O que eu fiz? Isso mesmo. Esperei. Mas dessa vez com uma distraçao: assisti ao primeiro jogo da semifinal do Campeonato Paulista, entre Sao Paulo x Palmeiras, e em pé! Mas eu nao estava sozinho. Em poucos minutos se reuniram os sao-paulinos de um lado e, do outro, onde eu estava, os palestrinos. Uma “arquibancada” no aeroporto, sem brigas e com muitas risadas.
Para resumir esse ponto, pois jà sei que meu glorioso Palestra Itàlia foi campeao, quando o Palmeiras fez o gol de penalti eu estava na fila do passaporte da Policia Federal. Vibrei junto com outros palmeireneses que estavam ali, mas fiquei chateado porque nao poderia acompanhar o segundo jogo pela TV jà que estaria na Itàlia. Paciencia… Aqui “faccio il tifo per la Roma”.
ARRIVEDERCI, BRASIL...
Voltando ao assunto viagem – agora de Sao Paulo a Zurique – tomei um susto quando vi o aviao no qual eu viajaria. Gigante. Pensei comigo: “acho que nesse, mesmo na classe economica, nao terei problemas e haverà espaço para as minhas pernas”. Ledo engano.
O jeito foi “filosofar”: ‘antes as pernas doendo do que o bolso apertando’, jà que o preço de uma passagem de primeira classe, onde hà espaço para uma piscina olìmpica, està totalmente fora de minha realidade. Entrei no aviao, torcendo por uma presença feminina no assento ao lado. Adivinha? Nada. Havia um alemao, barbudo. O voo seria, ainda, mais longo.
18h40. O aviao começou a fazer manobras para decolar e o comandante a falar. Dois minutinhos e ele anuncia que tem autorizaçao. Dito isso, sò senti o baque e a força das turbinas “empurrando” meu corpo contra a poltrona. Subida perfeita, com friozinho na barriga e tudo.
Altura de 10.800 metros a uma velocidade média de 950 Km/h, o aviao margeou todo o litoral brasileiro até chegar à ponta do nordeste e seguir sobre o Oceano Atlantico. Como eu sei esses dados e rota? Estava tudo a minha frente, em um computador, onde eu podia acompanhar as informaçoes de voo, escutar mùsica ou ainda ver um filme. Na classe economica! Para um “pé veRRRmeio”, como eu, que saiu do noRRRte do Paranà, coisa de outro mundo.
Revirei aquele computador, mas nao encontrei musicas e filmes do meu agrado. Nao sou enjoado. Apenas gosto de entender o que estou ouvindo ou vendo, e filmes e cançoes em alemao nao ajudariam. Fiquei mesmo acompanhando, durante toda a viagem, o mapa, a altura, velocidade, temperatura etc.
CADE O BOTAO?
Là pelas 21h inìcio a “briga” com a minha poltrona. Por que? Olhei para o lado e vi vàrias pessoas com o assento inclinado para tràs. Das minhas experiencias de muitas viagens de “busao” pelo sudeste e sul do Brasil, começo a passar as maos nos braços da poltrona a procura de um botao ou algo parecido. Passa a mao ali, là, do outro lado e nada.
Comecei a ficar inquieto, pois nao conseguia inclinar meu assento para descansar. Fuça de cà, de là e nada novamente. Eu nao ia chamar a comissària de bordo por causa de um botao que estava ali e eu nao encontrava. Mais alguns minutos de tentativas e desisto. Vem a primeira refeiçao da noite. Eu peguei uma àgua e um sanduìche. Jà o alemao, ao meu lado, mandou ver uma bela “pasta” e vinho. E o pior: ele também estava com a poltrona inclinada para tràs!
“Vou ter de perguntar a ele como inclinar o assento”, pensei comigo. Em alemao, sem condiçoes, porque nao sei uma palavra. Ingles? Talvez, mas preferi arriscar com meu italiano. Mandei: “Capisci l’italiano”? Ele me olhou, pensou um pouquinho, e pegou a garrafinha de vinho que estava tomando e apontou com o dedo indicador, dizendo: “Ya”.
E’, percebi que teria de apelar para o idioma universal dos gestos. E là se foi o Guaita, com uma das maos, mostrando a posiçao da minha poltrona e com a outra, apontando o assento dele – que estava inclinado. Ele fez uma cara de quem nao estava entendendo absolutamente nada. Comecei a fazer gestos de uma poltrona que abaixava e ele, graças a Deus, entendeu, mostrando onde estava o “maledetto” botao. No braço direito da poltrona, na parte interna. Nao havia olhado naquele local, sinceramente. Ficou a parte engraçada do fato.
EM ZURIQUE...
E quem disse que eu, mesmo com o assento inclinado, consegui dormir? Nada de pegar no sono. Apanhei as circulares do Governo Italiano sobre o processo da cidadania e comecei a le-las para passar o tempo. Quando me dei conta, o aviao jà estava quase sobre a Espanha. Olhei pela janela e, infelizmente, havia muitas nùvens. Foi assim até Zurique – tanto que o pouso foi feito por meio de equipamentos.
Bom, às 11h22, jà horàrio local, desci do aviao e saì a procura do metro do aeroporto que me levaria para um outro setor – o de voos domésticos – para, enfim, pisar em solo italiano. Pensei que iria ter problemas para encontrar. Eu nao conheço outros aeroportos pelo mundo, mas fiquei impressionado com a facilidade de se movimentar dentro do de Zurique e com a excelente sinalizaçao. Encontro o caminho rapidinho e entro no metro, sò com a mochila e documentos – minha bagagem despacharam diretamente para Malpensa.
Meu voo para Milao estava marcado para às 12h35. Cheguei ao setor com tempo de sobra. Passei pelo dector e entrei na àrea de espera. Tudo isso às 11h43. Alì, sim, comecei a me sentir na Itàlia pela primeira vez durante a viagem. Por que? O idioma predominante na sala era o italiano.
Passadoss alguns minutos, um policial da imigraçao italiana montou, em frente ao guiche de embarque da Swiss, um balcaozinho, onde ele conferiu o passaporte e carimbou a passagem. Esse procedimento foi apenas um controle. Naquele momento, comecei a rir sozinho, lembrando de uma animaçao que vi certa vez na internet sobre a diferença entre os italianos e o resto dos europeus. Dentre as vàrias, o autor ilustrou como era uma fila formada pelo resto da europa e depois por italianos. Na primeira, todos ficavam organizados, um atràs do outro. Jà quando os italianos “faziam” a fila, era um atràs, um do lado direito, do esquerdo. “Un vero e proprio casino”.
Foi isso que aconteceu quando o policial começou a olhar os passaportes e as passagens. Mas sabe de uma coisa: apesar disso, ninguém pegou a vez do “vizinho”.
ENFIM, ITALIA...
Pois bem. Por causa do tempo ruim o voo atrasou uns 20 minutos e sò decolamos por volta das 12h55. Uma aeronave mais modesta, mas ainda assim confortàvel - o espaço entre os assentos, nem preciso dizer, né? De Zurique a Milao foi ràpido. ‘As 13h32, oficialmente, pisei em solo italiano, debaixo de chuva e frio, realizando um pedacinho do meu sonho que começou là no ano de 2000. Dizer que os meus olhos nao se encheram de làgrimas seria uma mentira.
Subi por um corredor, dobrei a direita e dei de frente com a tao “temida” imigraçao. Entrei na fila – organizada pelo ‘resto da europa’ – e ali fiquei pensando o que dizer: turismo ou cidadania? Em dois minutos decidi.
Chega a minha vez. Entrego o passaporte e o policial me pergunta: “dove va”? Respondo sem titubear: “sono venuto qua per fare il processo di riconoscimento della mia cittadinanza italiana”. Quando eu respondi dessa maneira, vi que o policial acenou positivamente com a cabeça e jà iria carimbar meu passaporte, mas emendei: “ho qui, con me, la carta di ospitalità della persona che mi riceverà. Se vuole”. Ele diz: “per favore”. Entrego a carta, ele digita algo no computador, carimba meu passaporte e o devolve junto com a carta, me desejando “buona fortuna”. Agradeço e pergunto sobre a nao mais necessidade de fazer a declaraçao de presença, o que o policial me confirma, dizendo que sò o carimbo jà vale por 90 dias. Agradeço mais uma vez e vou até a esteira apanhar minhas malas.
Com tudo em maos, segui até o ònibus que iria a estaçao de trem de Milao. 14h30, o onibus pega a estrada. Era segunda-feira, dia 14 de abril, ùltimo dia de eleiçoes aqui na Itàlia, e o ràdio do motorista, ligado, dava as ùltimas informaçoes e projeçoes do possìvel vencedor. Quando o locutor disse: Silvio Berlusconi, um italiano, sentado duas poltronas a minha frente, soltou aquele velho e conhecido palavrao em italiano: “vaffan….”. E eu pensei comigo: “vai começar o terrorismo de algumas pessoas que prestam serviço para reconhecer a cidadania, dizendo que o Berlusconi vai restringir até a geraçao X ou Y”.
Bem, isso é um outro assunto.
Cheguei a estaçao por volta das 15h40, ainda debaixo de chuva e frio. Fui a loja comprar a passagem com destino a Trieste. Jà havia visto o trem e o horàrio pela internet, quando estava no Brasil, o que agilizou um pouco. O nùmero do trem era 155 e a hora de partida 16h55. Entrei na estaçao de Milao, subi com minhas duas malas e mochila pela escada rolante, validei o bilhete e quando levantei meu olhar para ver o local por completo, meu queixo quase caiu. Que estaçao! Lindìssima! Juro que minha vontade era tirar algumas fotos do lugar, mas eu estava, sem exagero, acabado, querendo entrar no trem e chegar o mais ràpido possìvel a Trieste.
Sò fiz estas fotos, dentro do onibus, quando saì do aeroporto de Malpensa:
FALTA POUCO...
Depois de esperar meia hora e ver o binàrio (local de embarque) mudar tres vezes, chega o trem 155. Subi com minha bagagem, atrapalhando um pouco as outras pessoas – pedi desculpa por isso, lògico. Encostei minha mala maior em um canto, perto da porta. A menor e minha mochila coloquei no assento ao meu lado.
Sentei-me e relaxei, pois a previsao para a chegada era às 21h30. Comecei a conversar com um italiano, perguntando se ele conhecia Trieste. Logo eu disse que era brasileiro e estava na Itàlia para reconhecer minha cidadania italiana. Papo vai, papo vem, um romeno interveio, dizendo que conhecia o Brasil. Trabalhou por alguns anos em navios e fez algumas viagens até o litoral tupiniquim.
O romeno se chamava Gabrielle e desceu logo, em Vicenza. Jà o italiano, Maurizio, desembarcou, assim como eu, em Trieste. O trem atrasou um pouquinho, parando na estaçao triestina às 21h45. A essa hora nao havia mais onibus para onde eu iria, entao o jeito foi pegar um taxi. O faço e chego às 22h27.
CHEGUEI!
As pessoas que me receberam foram o senhor Alessandro, italiano, que morou 35 anos no Brasil, em Belém, e a esposa, brasileira, senhora Beatriz. E eu cheguei bem. Primeiro ato: uma bela testada no batente da porta da casa deles. Doeu. Segundo: banho gelado. O senhor Alessandro me explicou como usar o chuveiro, que eu tinha de abrir pouco para sair àgua quente, mas o espertao aqui abriu MUITO pouco e como eu jà estava sem dormir a mais de 30 horas, querendo um banho e cama, entrei de cabeça debaixo da fria mesmo. Deitei e apaguei.
Calculo que foram mais de 10 mil quilometros e 30 horas sem dormir de Floripa a Trieste, andando de taxi (duas vezez; em Florianòpolis e Trieste), onibus (duas; Sao Paulo e Milao), metro (uma; Zurique), trem (uma; Milao) e aviao (tres; Florianòpolis, Sao Paulo e Zurique). Foi cansativo? Sim, mas nao me arrependo e faria de novo.
MUITO PRAZER, TRIESTE...
Terça-feira, 15 de abril, 10h45. Meu “despertador” foi um pàssaro que pousou na janela do quarto e se pos a cantar. Levantei-me, tomei café e à tarde eu o senhor Alessandro fomos a Trieste. Daqui até là sao 30 minutos, utilizando o transporte pùblico (onibus) que funciona decentemente e, pensando bem, nao é caro – para quem recebe o salàrio em euros, òbvio.
Para exemplificar: comprei uma “tessera”, uma carteirinha, e paguei 26 euros. Com ela, eu posso andar A VONTADE durante todo o mes, utilizando os onibus da “Trasporti Trieste”. Falar a verdade: aqui eu usaria carro sò em caso de emergencia.
Terça-feira foi um dia mais para conhecer a cidade, que é encantadora, e aprender a localizaçao de algumas repartiçoes e pontos importantes. O processo começou mesmo na quarta, dia 16, pela manha.
‘CODICE FISCALE’: A NOVELA...
Acordei cedinho e às 9h fui ao “Ministero dell’Entrate” fazer meu “Codice Fiscale”. Esse é o primeiro passo, antes de ir a “Anagrafe” do Comune, registrar a residencia. Bom, preenchi o formulàrio, o entreguei a uma funcionària, junto com o meu passaporte. Nao demorou muito e ela voltou, dizendo que eu precisava da declaraçao de presença, feita na “Questura”. Respondi a ela, argumentando que nao era mais necessàrio e que o carimbo no passaporte substituia a declaraçao. Nao teve acordo. Fui até a “Questura”. Là, esperei mais de duas horas para ser atendido, e quando fui nao adiantou muita coisa.
11h e pouco cheguei no guiche e expliquei a policial o porque da minha presença ali. Ela, a principio, tambem afirmou que eu teria de fazer a declaraçao mas, logo em seguida, consultando um colega de trabalho, disse que eu deveria me dirigir ao Comune, onde fixaria residencia, fazer o registro na “Anagrafe” e, aì sim, com esse registro, ir ao “Ministero dell’Entrate” fazer o “Codice Fiscale”.
Imagine a minha cara. Pow, eu sabia que o carimbo jà bastava, estava com todas as circulares do Governo a respeito do tema comigo, mas para evitar desgastes com autoridades fiquei na minha e decidi fazer o que a policial disse. Voltei para casa, liguei para a oficial de Estado Civil do Comune (com quem eu jà tinha trocado alguns e-mails antes de vir para cà) e perguntei se ela estaria na prefeitura à tarde. Disse que sim.
15h15. Là estava eu no Comune, explicando todo o caso, onde jà tinha ido, o que haviam me falado etc, etc e etc. Adivinha o que ela me disse? “Sì, veramente, hai bisogno della dichiarazione di presenza”. Olhei para a cara do senhor Alessandro, que me acompanhou em todos esses lugares citados acima, e nao sabia se ria ou se chorava. Dessa vez (a ùnica) nao aguentei e mostrei a circular que afirma que nao é mais necessàaria a declaraçao de presença para quem vem de paises que nao aplicam o acordo de Schengen. Ela leu, mas sabe como é lei, né? Interpretaçao.
Cito o trecho da circular do “Ministero dell’Interno”:
IL DECRETO IN QUESTIONE PREVEDE CHE LO STRANIERO, PROVENIENTE DA PAESI CHE NON APLICANO L’ACCORDO DI SCHENGEN, ASSOLVA L’OBBLIGO DI RENDERE LA DICHIARAZIONE DI PRESENZA.
Traduzindo: O DECRETO EM QUESTAO PREVE QUE O ESTRANGEIRO, PROVENIENTE DE PAISES QUE NAO APLICAM O ACORDO DE SCHENGEN (eu vim do Brasil e passei pela Suìça, que ainda nao faz parte do espaço Schengen), ABSOLVE A OBRIGATOREIDADE DE APRESENTAR O ANUNCIO.
O problema, na verdade, é o verbo “assolvere” que, de acordo com o dicionàrio Michaelis, quer dizer: absolver, perdoar e, ao mesmo tempo, executar, cumprir (dever), honrar (obrigaçao). Quer um termo mais dùbio?
Pois bem. Como nao queria criar confusao com a pessoa que cuidaria do meu reconhecimento da cidadania italiana, perguntei: “allora, cosa devo fare”? Preciso fazer um parentese desde jà, pois a oficial que està cuidando do processo tem sido super atenciosa.
Resposta: “devi andare alla Polizia di Frontiera, a Trieste, e fare la dichiarazione”. Agora era na “Polizia di Frontiera”. Jà eram quase 16h15 da quarta-feira, quando eu e o senhor Alessandro saìmos do Comune. Sinceramente, eu estava bem chateado com a situaçao, pois nao via um final. O senhor Alessandro queria que eu deixasse para o dia seguinte, mas nao quis esperar. Peguei o primeiro onibus para Trieste e saì a procura do prédio da “Polizia di Frontiera”.
Sabia mais ou menos onde era, mas nao me arrisquei e perguntei a algumas pessoas até, às 17h25, encontrà-lo. Cheguei, apertei o interfone, abriram a porta, subi alguns lances de escadas e, no segundo andar, um senhor me aguardava. Perguntou-me em que poderia ajudar e eu, detalhadamente, tim tim por tim tim, contei a ele o que acontecia. Ele me ouviu e disse que eu estava certo – que o carimbo no passaporte valia por 90 dias, nao necessitando fazer a declaraçao.
Sim, isso eu sabia desde o inìcio. Mas como voltar ao Comune com essa afirmaçao em maos e provar que nao estava errado? Nao hà como, né? O que eu fiz? Pedi a esse senhor, com a maior educaçao, para que ligasse ao Comune e falasse com a oficial. Ele o fez e os dois se entenderam rapidamente. Nada de declaraçao. Sò o carimbo.
Agradeci pelo imenso favor, saì do prédio da “Polizia di Frontiera” aliviado e conversando com uma policial que queria saber um pouco sobre o idioma portugues (ela estuda espanhol e està escrevendo um artigo sobre as semelhanças entre essa lìngua e o italiano). Troquei um “dedinho de prosa com ela”, que elogiou o meu italiano, e tomei meu rumo.
Foi uma quarta-feira e tanto. Fizeram-me pular de galho em galho, mas sou teimoso igual a eles. Afinal, tenho o mesmo sangue nas veias.
FIM DA NOVELA...
Na quinta-feira, pela manha, fui novamente ao Comune, com o senhor Alessandro, para ser inscrito na “Anagrafe”, no històrico familiar dele, e registrado como residente no Comune. Aqui, voce pode me perguntar: “e o ‘Codice Fiscale’? Sem ele nao da para fazer o serviço no Comune”. Calma, meu amigo(a). Leia, que voce entenderà.
Bem, a oficial de Estado Civil me pediu desculpa pelo ocorrido do dia anterior e comentou sobre o telefonema recebido da “Polizia di Frontiera”. Eu disse que estava tudo bem. Ela pegou minha pasta com todas as certidoes, olhou – tudo certo – e falou para eu ir até a sala ao lado, fazer a inscriçao anagràfica.
Naquele momento perguntei: “Ma ho bisogno del Codice Fiscale per farlo, no”? A resposta dela foi positiva. Dito isso, foi minha vez de pedir desculpe pelo erro.
Devia ter voltado ao primeiro lugar onde estive, o “Ministero dell’Entrate”. Nao ao Comune.
Mas quer saber a verdade? Fiz isso jà pensado. Da mesma maneira que o policial havia telefonado ao Comune, pedi a oficial de Estado Civil para que ligasse no “Ministero dell’Entrate”. (Nao utilizei esse expediente por hipocrisia. Apenas acho que um cidadao, fora de seus paìs, falando com uma autoridade, por mais que tenha razao, corre o risco de ser mal visto e ter o “filme queimado”. Deixa que eles (Ministero, Questura, Comune e Polizia di Frontiera) se entendam). Ela o fez, falou com a responsàvel e, mesmo assim, quando eu estava saindo da prefeitura, me deu um papel com o nome e telefone do policial que confirmou que o carimbo no passaporte substituia a declaraçao de presença.
Peguei esse papel, deixei minha pasta com os documentos com ela no Comune e eu, sempre na companhia do senhor Alessandro, fui até Trieste, no “Ministero dell’Entrate”, tentar resolver, finalmente, esse embroglio. Entrei, preenchi o formulàrio, peguei uma senha e esperei ser chamado. Nao demorou muito e fui atendido.
Entreguei o formulàrio e o meu passaporte. Adivinha qual foi a pergunta que a funcionària me fez? Sim, essa mesma. Cade a declaraçao de presença? Respirei fundo e là fui eu explicar tudo que jà tinha acontecido, que a oficial de Estado Civil do Comune havia ligado no “Ministero”, falado com a chefe dela, confirmando que o carimbo substituia a declaraçao. Voce acha que ela me escutou? Nao mesmo e ainda levantou a voz. Nem esperou eu responder e foi buscar uma declaraçao de presença – como se eu nunca tivesse visto – para me mostrar como fazer.
O que eu fiz? Esperei ela retornar e me mostrar a declaraçao de presença de um turco. Enquanto ela fazia isso, tirei do bolso da camisa aquele papel que a oficial do Comune me entregou e pedi, com todo o respeito e educaçao, para ela contatar aquele policial. Meio contrariada, ligou.
Bom, para terminar a novela do ‘Codice Fiscale’, depois que ela desligou o telefone, me disse: “sono contenta che abbiamo risolto questo problema. In bocca al lupo, Guaita”. Agradeci e voltei para casa. Nao retornei ao Comune, pois jà era tarde e a “Anagrafe” e o “Ufficio di Stato Civile” estavam fechados. Ficou tudo para o dia seguinte, sexta-feira, 18. Porém, nao imagina como eu estava feliz com o meu tao suado ‘Codice Fiscale’ em maos.
MISSAO CUMPRIDA...
Sexta-feira, dia 18 de abril de 2008, 10h15 da manha. Finalmente fui inscrito como residente no Comune e tenho protocolado o meu processo de reconhecimento da cidadania italiana. Para comemorar, eu e o senhor Alessandro tomanos um “buon vino”.
Friso o excelente atendimento que tive e estou tendo no Comune e, confesso, que estou surpreso pelo lado positivo.
Graças a Deus e a uma amiga, a quem serei eternamente grato, vim para um lugar muito bom. Sem me esquecer, lògico, das pessoas maravilhosas que estao me hospedando: senhor Alessandro e senhora Beatriz.
Agora estou no aguardo das “Mancata” dos Consulados de Curitiba e Sao Paulo para ter minha Certidao de Nascimento transcrita nos livros do Comune e ser reconhecido, oficialmente, como cidadao italiano.
UM MES DE ITALIA...
Depois de fazer o ‘Codice Fiscale’, entregar os atos de Nascimento, Casamento e Morte de meus antepassados, ser inscrito na “Anagrafe” e ter protocolado o pedido de reconhecimento da minha cidadania italiana no “Ufficio di Stato Civile” do Comune, fui conhecer alguns lugares da regiao, com foco maior a Capital, Trieste, que é lindìssima.
Para quem gosta de història e arquitetura, Trieste jà pertenceu a Austria, Veneza, para, depois da Primeira Guerra Mundial (1914 – 1918), fazer parte da Itàlia. Por esse motivo, a cidade lembra e muito as austriacas.
Conheci também o Monte Sao Leonardo, Opicina, Muggia e, claro, jà que é pertinho de Trieste, Veneza.
E’ isso. Espero voltar a escrever em breve com novidades, sejam elas a respeito do meu processo ou alguma curiosidade.
Ah! Sabe como se diz “garota” no dialeto triestino? Nao?! “Mula”.
Nao! Eu nao estou te ofendendo, pelo amor de Deus!
“Garota”, em triestino, é “Mula”. “Garoto” é “Mulo”. Isso mesmo. “Mula e Mulo”.
Entao, com licença, que agora eu vou a Trieste ver “delle belle mule”.
Ciao e arrivederci.
quinta-feira, 20 de março de 2008
Cidadania Italiana: das buscas a legalização
Eu sei. Disse que escreveria com mais freqüência, o que não ocorreu. Desculpem-me.
Tenho uma novidade: já estou com data e hora de embarque para a Itália. Dia 13 de abril, às 10h45, domingo, pego o vôo aqui em Florianópolis com destino a Milão (Milano).
O local onde ficarei, na ‘vecchia bota’, por enquanto, não contarei.
Bom, na minha última postagem escrevi que comentaria sobre o meu processo. Devo retificar um ponto. Eu não comecei a mexer com a papelada em Julho do ano passado. REcomecei, pois havia dado uma pausa por motivos de estudos (terminara o curso de Jornalismo e acabara de entrar no Mestrado em Estudos da Linguagem, na UEL).
Pois bem, por onde começar? Pergunta estúpida! Pelo começo, claro. (Quanto P! Mamma mia!).
Então vamos lá. O desejo de ter a cidadania italiana reconhecida – é um direito – vem de longa data, mas começou para valer em 2000. Eu ainda morava em Cambará (PR) e meu pai recolheu, no cartório da cidade e em outros da região, alguns atos de nascimento, casamento e óbito de parentes. Queríamos saber o local de nascimento de meu ‘bisnonno’, Enrico, porém, de posse dos documentos, vimos que não seria nada fácil – e realmente não foi.
Ligações para tios e tias-avós, primos, conhecidos, e cidades como Padova, Veneza, Napoli e até mesmo a possibilidade de meu ‘bisnonno’ ter nascido na Alemanha foram cogitadas.
Raciocine comigo. Em uma manhã você acorda com o pensamento voltado para Padova, preparando cartas para enviar ao ‘Comune’ e, no outro, já “está” em Veneza.
Agora rio sozinho, lembrando do que passou, mas, à época, ficava irritado com a falta de organização. Como podiam não saber o local, exato, de nascimento de nossos antepassados?! Logo soube não ser o único e que muitos descendentes de italianos sofriam com isso – serviu de consolo.
Nesse meio tempo, me mudei para Londrina e, dentre várias coisas novas, comecei a estudar italiano. As minhas pesquisas com parentes continuavam e as informações, desencontradas, também.
Comecei a ficar sem esperança de localizar a Certidão de Nascimento de meu ‘bisnonno’.
E o pior que eu já estava ficando um tanto neurótico. Sabia os dias e os horários em que o carteiro passava em casa e ficava esperando, para ver se havia alguma da Itália. Mandei cartas para todos os ‘Comuni’ que os parentes citaram como o local de origem, mas a resposta era sempre negativa.
Auxílio na lista...
Depois de algum tempo, não possuindo mais pistas e sem saber para onde correr, resolvi “atirar para todos os lados”. Consultei algumas listas telefônicas italianas na internet, e onde houvesse UM italiano com o meu sobrenome enviaria uma carta ao ‘Comune’.
Para ser sincero, não me lembro a quantidade exata, mas eram quase 200 cidades. Peguei o endereço de todas as prefeituras. Escrevi uma a uma (recordo-me muito bem desse dia).
Você pode me perguntar: Guaita, você despachou de uma só vez? Resposta: não. Todo mês enviava entre cinco e dez.
Fiz essa “maluquice” no início de 2004. Em Agosto/Setembro, já com uma quantidade razoável de cartas endereçadas aos ‘Comuni’, só consegui juntar alguns envelopes timbrados das prefeituras italianas – algumas me respondiam por e-mail – e a maioria vinha assim:
“Dalle ricerche effettuate, non risulta, essere nato in questo Comune il nominativo richiesto”. Ou, então, aqueles ‘Comuni’ que faziam o favor de procurar, somente, na data indicada por mim: “Nella data indicata non risulta nata in questo Comune alcuna persona con il nominativo indicato in oggetto”.
Havia também os mais formais, que enviavam a carta resposta muito bem elaborada e com um lindíssimo timbre da prefeitura. O ‘Comune’ de ‘Valtournenche’, no ‘Valle d’Aosta’, é o meu preferido: “Egregio Signor Guaita Gustavo Marcel, in risposta alla Sua lettera del 05.01.2004, si informa che nei registri di nascita dell’anno 1884 non risulta il nominativo del Sig. Guaita Enrico nato il 04.04.1884. Spiacenti per non poter essere di aiuto si inviano distinti saluti”.
Eu não cheguei a enviar todas as cartas (abaixo conto o porquê), mas, no total, 54 ‘Comuni’ me responderam. Destes, 16 por e-mail e 38 por carta. Está tudo guardado:
Depois de cinco anos...
Por que eu não enviei todas as cartas? Aqui cabe um agradecimento a um primo, Vanderlei Guaita, que encontrou a cidade de nascimento de nosso ‘bisnonno’ e, gentilmente, me forneceu os dados. Como soube que Vanderlei estava mexendo com os papéis para reconhecer a cidadania, sendo que eu nunca tinha ouvido falar nele? Eu acredito na intervenção de Deus, porque eu já estava sem esperança novamente com as respostas negativas que chegavam dos 'Comuni'.
Era Março de 2005, portanto fazia cinco anos que eu estava atrás da Certidão de Nascimento do meu ‘bisnonno’, resolvi, em uma tarde, dar uma olhada na lista de espera da cidadania italiana no site do Consulado Italiano de Curitiba. Logicamente, fui até a letra G e, para minha surpresa, constava lá: Guaita Vanderlei e o nome do nosso ‘bisnonno’. Não me contive e saí gritando pela casa, atrás de meu pai, que estava no jardim cuidando das plantas, para saber se ele conhecia algum Vanderlei. Ele disse que não se lembrava. Expliquei o motivo da minha pergunta e argumentei que, possivelmente, por estar na lista de espera, Vanderlei, talvez, saberia dizer onde encontrar o ato de nascimento do senhor Enrico.
Entrei no 102 on-line. Fuça daqui, de lá e nada. Depois de uns trinta minutos, meu pai veio até a sala e disse: “Eu acho que ele (Vanderlei) é algo do tio Toni (Antonio, irmão de meu avô José), pois o tio tinha o costume de colocar o nome dos filhos com a letra V”. É, pode parecer um argumento ridículo, mas meu pai estava certo. Seguindo a linha de raciocínio do meu ‘babbo’, encontramos Vanderli Guaita na lista que, acreditem ou não, morava a alguns minutos de carro de nossa casa em Londrina.
Meu pai telefonou a ela, apresentando-se como Guaita, filho de José, e disse que estava procurando por Vanderlei. Meu pai explicou que seu filho (eu) havia encontrado o nome dele na lista do Consulado e também contou a história dos nomes do tio Toni, por isso o telefonema.
Só a ouvi rindo e dizendo: “Vanderlei é meu irmão. Ele está na Itália e sabe, sim, o local de nascimento do Enrico”.
Depois disso, a Vanderli nos passou o e-mail do Vanderlei, que já sabia que eu entraria em contato, e na mensagem de resposta dele, além da atenção e do tema cidadania, estava lá o nome da cidade que tanto procurei: San Benedetto Po, província de Mantova, Lombardia.
Eu não sabia se eu ria ou se chorava (foram cinco anos de procura!). Só me lembro de responder ao e-mail do Vanderlei com vários ‘muito obrigado’ e escrever a carta ao 'Comune'. Como já era noite, só no dia seguinte pude colocá-la no correio e o fiz cedinho. Porém, agora sabia que era o lugar certo.
Ah! As cartas que eu não enviei para a Itália, serviram de rascunho em casa.
Signore Mario Guaita de Pegognaga...
Passaram-se dois meses e nada de resposta do 'Comune' de San Benedetto Po. Nem preciso dizer que eu estava ansioso. Aqui volterei um pouquinho no tempo para relatar mais uma “doidice” que fiz. Quem tem mais tempo de internet vai se lembrar do saudoso ICQ. Aos mais jovens: o ICQ era um programa, guardada as devidas proporções, tipo o MSN.
Bom, o que o cidadão aqui fez? Lembra-se que havia a possibilidade de pesquisar pessoas pelo sobrenome? É! Fiz isso mesmo que você está pensando! Peguei todos os Guaita que encontrei no ICQ e enviei mensagens e e-mails. Aliás, como achei Guaita até na Lituânia (não me pergunte o que ele fazia por lá), escrevi quatro mensagens. Uma em português, outra em espanhol, inglês e italiano.
Isso foi na época das cartas e, quando encontrei o Vanderlei, já fazia mais de um ano das mensagens aos Guaita do ICQ. Mas recebi uma resposta em Abril de 2005. Um senhor de 84 anos, chamado Mario Guaita, que morava na cidade de Pegognaga, vizinha a San Benedetto Po, me escreveu que os nomes que havia passado a ele, por e-mail, eram familiares. Respondi a ele dizendo que tinha descoberto, por meio de um primo, o local de nascimento do meu ‘bisnonno’.
Passei os dados, ele me disse que iria a San Benedetto Po pegar a Certidão de Nascimento para mim e combinamos um horário para conversarmos pelo MSN.
Tudo isso por e-mail.
No dia e hora marcados lá estava eu, conversando e vendo, pela Webcam, o senhor mais doce e educado que conheci até hoje. Magro, cabelos grisalhos, as marcas do tempo no rosto e dois olhos azuis que brilhavam como diamantes. Ele estava junto do sobrinho Franco – outra pessoa que me ajudou muito – e conversamos sobre a família durante horas.
Falei que iria para a Itália, fazer o meu processo da cidadania. Ele perguntou quando seria. Respondi que entre 2007 e 2008. O senhor Mario brincou e disse: “Estou velho. Não sei se estarei aqui, Gustavo. Mas então farei o seguinte: vou falar com o homem lá em cima e pedir para Ele me dar um tempo maior. Vou te esperar para a gente tomar um vinho Lambrusco e conversar bastante”.
Infelizmente, Deus tinha outros planos e o chamou. Três meses depois, Franco me enviou um e-mail, informando a respeito da morte do tio. Não conheci o senhor Mario Guaita pessoalmente, mas a atenção e o carinho que ele tinha por mim, me fizeram tê-lo como meu ‘nonno’. Chorei muito no dia que recebi a mensagem e ainda me emociono quando me recordo.
Que Deus o tenha em bom lugar.
Antes do triste ocorrido, o senhor Mario me enviou a Certidão (a que foi enviada pelo 'Comune' só chegou em Setembro de 2005) e uma cartinha:
Com o ‘Certificato di Nascita’ em mãos...
Sem dúvida, eu havia encontrado a certidão chave para o início do processo.
Porém, faltavam alguns atos (Casamento do meu ‘bisnonno’, Nascimento de meu avô e a tão enrolada – para mim pelo menos foi – Certidão Negativa de Naturalização, que é emitida em Brasília, pelo Ministério da Justiça, no Departamento de Estrangeiros).
Esse último documento se tornou uma novela, literalmente.
Como diria Jack, o Estripador, “vamos por parte”.
Os dois primeiros registros, o de Casamento do Enrico, meu ‘bisnonno’, e Nascimento de meu avô, José, foram relativamente fáceis de encontrar. Um estava em Lençóis Paulista e o outro em Macatuba (SP) – quando meu avô nasceu o nome da cidade era Bocayuva. A princípio, essa mudança me causou certo problema. Mas nada que uma boa pesquisa no Google não desse jeito.
Por motivos particulares, só pedi os documentos em seus respectivos Cartórios em Julho de 2006. A Certidão Negativa de Naturalização (CNN), logo depois, em Agosto. Deixarei a história da CNN para mais adiante.
Pois bem, recebi os atos do Enrico e José em casa, algumas semanas depois, e notei a quantidade exagerada de erros em nomes, sobrenomes, datas e locais. Por falta de informação, não sabia que existia o processo de retificação para que fossem corrigidos tais falhas.
Vendo aquela bagunça nos documentos (só para exemplo o sobrenome do meu avô, na Certidão de Nascimento, estava como GOITA), tentei argumentar com o responsável que estava errado, pois TODOS os demais atos – é verdade – constava como GUAITA.
Ele me ouviu, foi educado, mas disse que não poderia fazer nada.
O engraçado é que em outro Cartório, de maneira administrativa, realizaram algumas correções.
Mudança de planos...
O que eu consegui ajustar, naquele momento, o fiz. Os demais, deixei como estavam.
A CNN, pedida em Agosto, chegou no dia 27 de dezembro de 2006. Naquela época, confesso, tinha deixado a idéia de ir para a Itália de lado, pois minha meta era um Mestrado na UEL. Terminei a Faculdade e, em Fevereiro de 2007, consegui entrar no Mestrado.
Com a notícia, peguei a minha pasta com todos os documentos e guardei na gaveta, mas prometendo a mim mesmo que retomaria o processo.
Como a ingratidão é uma palavra que não costumo carregar em meu vocabulário, devo citar aqui os jornalistas, professores e, acima de tudo, seres humanos fabulosos Celso Mattos e José de Arimathéia, que me deram muita força para que eu conseguisse entrar na UEL.
Jamais esquecerei das palavras de apoio de vocês.
Cursei apenas um semestre e, mesmo sendo aprovado na disciplina e convocado para outra, o sangue falou mais alto. Devo dizer também que, por ingenuidade pura, acreditei, como muitos, naquela matéria publicada em julho de 2007, pela revista Veja, que fazia menção a uma possível restrição ao reconhecimento da cidadania até a segunda geração de descendentes de italianos. Como escrevi, foi uma ingenuidade. Mas não me arrependo. E mesmo que isso ocorra no futuro, não reclamarei, pois fiz o que achava certo naquele momento. Depois que o fato é consumado e são vistos os resultados, fica fácil julgar.
De volta ao processo...
27 de Julho de 2007. Essa foi a data em que eu abri a minha gaveta, onde estavam guardados os documentos dos meus ascendentes, e disse para mim mesmo: “Agora vai ou vai”.
E fiz uma coisa que não havia realizado antes: ler.
Li, li e li MUITO sobre o processo na Itália. Foi um erro e devia, sim, tê-lo feito antes.
Sites, fóruns e Comunidades no Orkut. Acordava cedo e já sentava a frente do computador, lendo tudo que encontrasse a respeito do tema e as dúvidas de outras pessoas que, na maioria das vezes, eram as minhas também.
Recorda-se que a minha CNN chegou em Dezembro de 2006? Então. Pelo fato de eu ter deixado de lado o processo, na época, passou batido um erro de digitação no meu sobrenome e no do meu ‘bisnonno’. Em vez de Guaita, inventaram um GuaLita:

Obviamente, mandei uma carta, no início de Agosto de 2007, requerendo uma 2ª via da CNN, com os sobrenomes corretos. Mais abaixo conto o que aconteceu.
Resolvi, depois de ler várias vezes sobre o assunto e conversar com o meu pai, que o jeito era mesmo retificar os documentos que estavam com erros, pois eu correria o risco, levando-os daquela maneira, de ter o meu processo parado na Itália.
Agradeço, aqui, ao Wanderley Stagliano pela ajuda com o roteiro e pelas indicações de pessoas na região de Londrina.
Retificação e outros detalhes...
No dia 5 de Agosto de 2007, fui até a cidade de Maringá (PR) para deixar as certidões com uma advogada que cuidou do meu processo de retificação. Ela entrou com o pedido em 1º de Setembro e no dia 24 do mesmo mês os mandados já estavam prontos. Durante o período de espera dos mandados, continuei a ler e a agilizar outras coisas como: Certificado de Assistência Médica, Permissão Internacional Para Dirigir (PID), Cartão do Hostel e o Cartão de Crédito Internacional.
Assim que os mandados chegaram em casa, recomecei a “via sacra” atrás dos atos que precisavam de correções. Despachei dois pelo correio – uma para Lençóis Paulista e outro para Macatuba (SP). E os outros levei pessoalmente – em Cornélio Procópio (PR) e Cambará (PR).
Tudo pronto! Certidões corrigidas, graças a Deus.
Mas aí me lembrei de uma coisa: meu passaporte. Calma! Antes de me chamar de anta, me deixa explicar o que houve. Eu já tinha tirado no final de 2006, mas pelo fato de ter retificado todos os erros nas certidões da família, inclusive a da minha mãe, tive, também, de requerer um passaporte novo.
E foi por causa de um T.
Podem me chamar de maluco, doido, neurótico etc. Mas o fato é que eu não queria ser questionado, na Itália, por causa de um ‘maledetto’ T e depois ter que dizer a mim mesmo: “Cabeçudo, porque não arrumou isso quando teve chance?”.
Boas notícias durante o percurso...
No período em que eu abri a gaveta novamente, o Consulado Italiano de Curitiba só legalizava as certidões de quem comprovasse residência na Itália. Quer dizer, eu estava me preparando para retificar tudo, pedir os atos novamente, reconhecer firma nos tabelionatos e traduzir com a tradutora juramentada reconhecida pelo Consulado e ir para a Itália fixar residência, seguindo o procedimento correto.
Mas houve duas mudanças no Consulado que é daquelas que você pode dizer: “esse cara teve sorte” ou “é Deus agindo”. Eu prefiro a segunda opção.
A primeira foi a implantação do sistema de agendamento para que os documentos fossem legalizados. Isso ocorreu em 20 de Agosto de 2007. Fiquei feliz com isso, porque não fazia nem um mês que começara novamente a mexer com os papéis e o Consulado dava mostras, em minha opinião, com essa atitude, que as pessoas interessadas em legalizar os atos civis poderiam se organizar. Mal comparando, seria como uma consulta médica.
Pensei comigo: “Pego as certidões, reconheço as firmas, traduzo, marco o dia do meu vôo e já agendo a legalização”. Até aí, sem problema. Tanto que no início de Outubro, mandei um e-mail ao setor de legalização do Consulado, perguntando para quando já estavam agendando. Responderam-me que já existiam datas marcadas até o dia 15 de Novembro.
Poucos dias depois, vem a melhor mudança, naquele momento, para mim. Se não estou enganado com relação à data, no dia 12 de Outubro, o Consulado publica no site que não era mais necessário comprovar residência na Itália para a legalização das certidões. Eu pulei de alegria, pois poderia levar os documentos legalizados para a Itália.
Soube da notícia no dia e já agendei – poucas semanas depois já estavam marcando para Abril, Maio de 2008. No dia seguinte, recebi o e-mail do Consulado.
Eu deveria comparecer no dia dez de Dezembro, às 9h30 da manhã.
Melhor impossível! Havia tempo hábil para eu pegar todos os atos, reconhecer a firma dos escreventes e oficiais de registro civil, dar uma olhada mais minuciosa, traduzir e, aí, sim, levar para Curitiba. Nessa observação mais detalhada, agradeço ao amigo, Wagner Maiolino, pela paciência e pelos valiosos conselhos.
Obrigado de coração.
A legalização...
Dia dez, na hora marcada, levei as certidões ao Consulado. Fui atendido muito bem pelos funcionários, especialmente pelo responsável pelas legalizações, Giovanni Meneguz, que me perguntou se eu havia montado o processo sozinho e quando eu iria para a Itália. Respondi que sim e que iria assim que as certidões estivessem legalizadas. Dito isso, ele marcou a retirada para o dia 22 de Janeiro de 2008, às 10h30.
Não pude ir a Curitiba, mas um amigo de meu pai, Oscar, a quem agradeço, assim como a esposa Sirlei, pela recepção em sua casa, quando estive lá no dia dez, levando os documentos e por ter ido buscá-los para mim.
A novela da CNN...
Eu não me esqueci. Há ainda a CNN. Vamos lá, então.
Lembra-se que enviei uma carta a Brasília no início de Agosto de 2007, pedindo uma 2ª via?
Pois bem. Ela chegou rápida. 22 de Agosto a 2ª via estava em minhas mãos e a primeira coisa que olhei foram os sobrenomes para ver se, desta vez, haviam acertado.
Tudo certo.
Deixei o documento sobre a mesa, saí resolver algumas coisas e quando voltei meu pai me interpelou na porta de casa:
- Gustavo, você olhou direito aquela CNN?
- Olhei, pai, por quê?
- Olhe de novo.
- Tá, o que tem?
- Achou?
- Achei o que, pai? Fala!
- Olha o segundo nome do ‘bisnonno’.
Contei até dez e soltei um palavrão em alto e bom som.
Meu ‘bisnonno’ tinha um segundo nome (CredindIo) e, na ocasião, escreveram CredinDO:

Vou eu atrás, de novo, da CNN. Liguei em Brasília, expliquei que já seria a 3ª via, comentei os erros, soletrei o meu nome e o do meu ‘bisnonno’ – tudo com muita educação – e pedi para que enviassem o mais breve possível.
Novamente foram velozes. Dia 10 de Setembro de 2007, chegaram duas CNN no mesmo envelope. Você pode me perguntar qual a razão? Resposta: porque erraram uma.
O ano base do meu processo era 2006, colocaram 2007 e sumiram com o segundo nome do meu 'bisnonno':

Pelo menos enviaram uma correta, né? Ufa.
Que nada, gente. Conseguiram, MAIS UMA VEZ, errar o segundo nome. Só que foi o meu.
No lugar de Marcel, digitaram MacIel:

Parece piada, não?! Eu estava me sentindo um palhaço.
Tentei tratá-los, todas as vezes que liguei lá, com a maior educação possível.
Telefonei, outra vez, e mandei de cara:
- Por favor, gostaria de falar com o chefe de vocês.
- Posso saber o motivo, senhor?
- Ah, que bom que me perguntou. Sabe, essa será a 5ª via da CNN (lembre-se que me enviaram duas no mesmo envelope) que vou pedir a vocês. Toda vez alguma coisa vem errada. Será que é difícil C-O-P-I-A-R dos documentos que enviei o meu nome e o do meu bisavô?
- Só um minutinho, senhor.
Esse “minutinho” se transformou em 15 minutos e a ligação caiu.
Nem preciso dizer que fiquei um pouco, só um pouquinho, mais irritado. Lógico que telefonei de novo e, para minha sorte, falei com um atendente que comprou a minha “briga” lá dentro, depois de escutar tudo o que ocorreu. Resultado: não precisei ligar mais em Brasília.
Cá estou eu com tudo pronto para embarcar.
Isso é o resumo da história.
Há mais detalhes e situações que deixarei, se Deus permitir, para uma outra oportunidade. Volto a agradecer a todos que me ajudaram e tenho a certeza que terei de agradecer a outras pessoas – e farei com o maior prazer – pelo que virá.
A continuação da busca pelo reconhecimento da minha cidadania italiana terá novos capítulos. Agora, na Itália.
A presto, amici.
sexta-feira, 8 de fevereiro de 2008
Londrina: obrigado e até logo
Eu tinha apenas dez anos, mas ao chegar a Londrina, fiquei maravilhado com a cidade e, daquele momento em diante, no meu subconsciente infantil, desejei morar ali.
Voltei para a minha terrinha, mas os meus pensamentos e desejos se fixaram na pequena Londres. Foi paixão à primeira vista e havia um sentimento dentro de mim, dizendo que naquele lugar eu seria feliz.
A vida continuou, retornei mais algumas vezes e sempre o fazia com alegria. E aquela vontade de habitar e andar por aquelas ruas, conhecer aquela gente, só aumentava. Foram oito anos de “namoro” para, em 2001, o sonho se realizar. Enfim, eu estava morando em Londrina, a cidade que me apaixonei quando criança. Lógico que doeu meu coração deixar minha Cambará, meus parentes e amigos, mas sabia que algo de bom estava por vir.
Porém, apesar de ter desejado a ida para Londrina, sofri para me habituar ao local. Eu nasci e cresci em uma cidade pequena (20 mil habitantes), descendente de famílias italianas de Venetos (Fritegotto e Manfrin), Lombardos (Guaita) e Sardos (Faedda), com uma educação católica rigorosa. Eu era a timidez em pessoa. Pode parecer exagero, mas até para atender ao telefone eu pensava três vezes. Não que eu seja o tagarela agora, mas melhorei bastante.
Na verdade, só depois de uns quatro meses morando na pequena Londres é que comecei a viver o meu novo lar. Entrei na Faculdade e posso dizer, sem medo de errar, que ali, logo no primeiro dia de aula, senti que não me enganei ao ouvir “aquela voz” que veio de algum lugar me dizendo que eu seria feliz.
Conheci pessoas maravilhosas, professores fantásticos e gente de bem, que me fizeram enxergar as coisas de outras maneiras.
Tudo isso me vem em um momento que sinto um grande nó na garganta – no de mudança. Enquanto colocava minhas coisas nas caixas, ontem, um filme me passou pela mente e os olhos se encheram de lágrimas várias vezes. Estou triste, sim, por ir embora, por deixar amigos, amigas e deixar Londrina. Mas feliz por ter vivido os seis anos e seis meses mais bem aproveitados de minha existência.
Adoraria nomear neste espaço todos aqueles que me foram e ainda serão importantes, pois carrego comigo um pouquinho de cada um, mas poderia cometer a injustiça de esquecer alguém.
Porém, não posso deixar de agradecer ao amigo, irmão, cidadão e, acima de tudo, ser humano abençoado, Junior César de Almeida.
Junior, meu amigo-irmão, a palavra ‘obrigado’ é pouco para traduzir todo sentimento de gratidão que tenho por você. Admiro-te e respeito como um irmão mais velho. Obrigado por tudo. Que Deus te abençoe sempre.
Obrigado, também, aos amigos, amigas, professores, colegas de trabalho, conhecidos e a você, querida Londrina, que já faz parte de minha história.
Não vou fazer deste texto um adeus. Prefiro um até logo, porque voltarei.
A partir de hoje, volto a postar textos em meu blog. Não quero copiar o Fábio “saga”, mas vou começar a escrever sobre a minha busca do reconhecimento da minha cidadania italiana. A minha primeira parada será Santa Catarina. Depois, de lá, embarco para a Itália.
Os meus documentos já estão prontos. Daqui uns dias, tentarei resumir o que se passou desde Julho, quando recomecei a mexer com os papéis.
Agradeço, desde já, aos que acompanharem este blog. Alertando que não quero fazer dele um lugar de busca de informações, pois há pessoas mais qualificadas do que eu para tratar do tema.
Só vou procurar trazer o que se passará comigo na “Vecchia Bota”.
Abbraccio a tutti.

